La notte dell’incendio

Della notte dell’incendio (quella che per il resto del mondo fu la notte in cui il Presidente aprì la valigetta e spinse il pulsante rosso), i miei ricordi hanno inizio con le unghie di una sconosciuta qualsiasi, incontrata in un appiccicoso pub nemmeno un’ora prima, che mi graffiano la schiena, partendo dalle scapole per arrivare alle natiche.
Fino a quel momento l’atto che stavo consumando con quella donna era talmente insignificante che non mi stava trasmettendo alcuna sensazione, mi muovevo meccanicamente come un impiegato delle poste che timbra le raccomandate, una dopo l’altra. Il dolore mi fa uscire da quel torpore e tutto il mio corpo diventa recettivo, una calamita gettata in un secchio pieno di aghi.
Ricordo di aver gridato e di esser diventato una furia, mentre sentivo sottili rivoli di sangue calarmi lungo i fianchi fino a gocciolare sui sedili della mia macchina, parcheggiata per l’occasione in una strada buia, dove l’unico punto di riferimento era la ciminiera dello zuccherificio in lontananza.
Anche la donna (di cui non ricordo affatto il volto, solo i capelli tinti di rosa e l’alito che sapeva troppo di Sherry),  dopo aver preso quell’audace iniziativa rimane scossa dalla mia reazione, ma lo stordimento dura poco, per lasciare il posto a grida selvagge, e dopo pochissimo tempo siamo adagiati come giacche sui sedili posteriori, le sigarette accese, i finestrini abbassati a rinfrescare l’abitacolo pregno di sangue e sudore.
Il dolore per quei minuti mi aveva risvegliato, ma sentivo già l’interesse scemare, mentre con gesti goffi mi rivestivo e guardavo la Luna sottile come un foglio che a sua volta mi guardava e giudicava, non trovandomi per nulla interessante.
Ho riaccompagnato quella donna fuori dal pub e poi ho guidato fino a casa, accorgendomi che il mio sangue è finito anche sulla leva del cambio.
Ho notato subito un bagliore che in nessun modo avrei potuto pensare proveniente dalla Luna. Era una luce calda, pulsante, che si rifletteva sulle finestre dei palazzi di fronte al mio, che la notte rendeva tutti uguali. Non ho perso tempo a parcheggiare, ho lasciato la macchina per metà sul marciapiede, e (non ho corso, no, per correre avrei dovuto almeno avvertire preoccupazione, urgenza, ma il mio cervello non andava oltre la soglia del fastidio) mi sono affrettato a girare l’angolo.
L’intero palazzo era in fiamme. Lingue e fruste di fuoco schioccavano e si sentivano rumori sordi, grida, forse persone intrappolate. In bocca avevo ancora la sigaretta, ma sentivo che la sua brace era del tutto insignificante.

Venni a sapere qualche giorno dopo che la causa dell’incendio era il ragazzo del primo piano. Vorrei dire che me lo ricordavo, ma di lui sapevo solo che una volta, in piena notte, aveva gridato “Transustanziazione” cinque volte di fila, sbattendo la testa contro al muro. Mi dissero che si era dato fuoco nello stesso momento in cui il Presidente aveva autorizzato l’attacco nucleare, e io mi sono immaginato che volesse diventare fuoco, per combattere il fuoco.
Mi sono immaginato anche che il dolore potesse averlo risvegliato, e che, avvolto dalle fiamme, mentre i suoi capelli scomparivano in cenere e la pelle cominciava a sciogliersi, avesse vinto la sua battaglia.

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6 risposte a “La notte dell’incendio

  1. Ieri volevo commentare un po’ meglio, ma ero distratta e non avevo tempo per riflettere. Complimenti per il testo, è veramente veramente fico tanto da farmi sentire l’odore del sangue e delle sigarette in quella macchina (che secondo me aveva i sedili in pelle).
    E forte è anche l’immagine del ragazzo folle del primo piano, di cui non si conosce niente se non la follia, appunto. Me lo sono immaginato in slip ricoperto di benzina mentre brucia e piange in segno di protesta, di rassegnazione, di lotta o solo di pazzia.
    Speriamo che il presidente non spinga mai il pulsante rosso.

    • Ma grazie Lallib! L’incipit mi frullava in testa già da qualche tempo, il mood l’ho assorbito dal romanzo che sto leggendo e il resto l’ha fatto l’amarezza per i risultati elettorali. Almeno a qualcosa sono serviti!

      • Ti confesso che sono andata a cercare su google se fosse stato tratto da qualche romanzo prima di partire coi complimenti 🙂

Dimmi quello che ti passa per la testa.

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