Non chiedetemi dove si compra la droga

Lui si chiamava Paul.
O almeno, aveva la faccia da Paul. Mentre io e Chicco curiosavamo fra gli innumerevoli dischi del suo banchetto (ero fresco di giradischi nuovo e in cerca di vinili d’occasione), lui osservava il viavai della gente, fumando la sua sigaretta. Capelli color della paglia, occhi di ghiaccio e la pelle bianchissima, non poteva che chiamarsi Paul, sono sicuro.
Dalla bancarella accanto, una corpulenta donna di colore dall’aria allegra quanto pericolosa lo saluta con un deflagrante: “Happy new year Blondie!”, ma lui non si scompone, rimane serio, algido.
All’interno del negozio però un cartello ci parla di lui in maniera enigmatica: o ha un gran senso dell’umorismo, o giudica la sua clientela media non dissimile da un branco di ovini. Questo cartello scritto a mano, oltre a ribadire la qualità e la convenienza dei suoi dischi, ha una postilla in cui la clientela è intimata di non domandargli dove comprare la droga.
Ora, io avrei avuto paura anche solo a chiedergli l’ora, figuriamoci altro, tuttavia lo ricordo sempre con affetto. Quando ritorneremo nel bellissimo e coloratissimo mercato a Camden Town, lo cercherò nel suo angolino, sperando di trovarlo sempre lì, appoggiato come un sacco di patate al muro, lo sguardo perso nei suoi fumosi pensieri.

P.S. Buoni festeggiamenti e abbondanti gozzoviglie a chi ancora è qui a leggermi!

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2 risposte a “Non chiedetemi dove si compra la droga

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