“Quest’anno niente vacanze” Parte 1

Il destino era incerto, il mutuo penzolava sghignazzando sopra le nostre teste e il Sole ci scioglieva il cervello tuttavia, dopo le nostre iniziali reticenze, una bella domenica, quasi senza accorgercene, ci siamo ritroviati con traghetto e campeggio prenotati. La nostra destinazione, dopo essere stati un anno a Calvi, e l’anno dopo ad Ajaccio, è stato Cap Corse, che per i meno esperti è una penisola selvaggia a Nord della Corsica. E con selvaggia intendo che la media degli abitanti dei vari paesini sparsi sui monti non supera i trecento abitanti.
Per cui abbiamo rispolverato l’attrezzatura da campeggio, che prendeva polvere ormai da cinque anni, fatto scorta di libri e protezioni solari e siamo partiti con baldanza.
Non sto a raccontarvi del mare meraviglioso, dei ristorantini dal salasso facile, ma che ti fanno ballare le pupille gustative, dell’atmosfera di rilassatezza e pace data dal campeggio (a parte il disturbo di alcune vespe pestifere), ma mi soffermerò su un episodio in particolare.
Un giorno abbiamo deciso di fare una gita a S.Florent e nel vicino deserto delle Agriates, che come potete immaginare è un posto caldo. Molto caldo. Si arrivava alla caraibica Plage du Lotu in barca, e poi con una breve passeggiata di 45 minuti si arrivava all’altrettanto incontaminata Saleccia, e noi ovviamente non ci tiriamo mai indietro davanti a una camminata.
Il sole picchiava, e sotto il cappello di paglia da perfetto turista sentivo scendere copiose gocce di sudore lungo le tempie, i capelli come alghe appiccicati alla fronte, nel mentre avevo uno zaino sulle spalle e la mia schiena sotto la canottiera era lucida e bagnata come una tavola da surf. Il cammino sembrava interminabile, e quando attraverso un’apertura fra i nodosi rami dei profumatissimi pini marittimi ho visto il blu del mare non ho ragionato più. Ho lasciato Chicco dietro di me, saltato giù per dei gradini sabbiosi, arrancando sono avanzato dieci metri mentre con gesti enfatici della mano destra slacciavo i cinturini anteriori dello zaino, dopodiché l’ho gettato a terra e mi sono fermato sul posto, godendomi l’aria che saliva dal mare, fermo a gambe larghe, mentre le caviglie e le scarpe affondavano nella finissima sabbia bianca. Peccato che non ci sia stato il tempo per fare il bagno, perché avevamo giusto quello di ritornare indietro, per prendere l’ultima corsa della nave.
Credo che la canottiera che indossavo sia ancora umida.

Continua…

Annunci

Dimmi quello che ti passa per la testa.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...