Quella sera

Questo affresco più lungo del normale nasce da una collaborazione con lo splendido blog 3 2 1 Clic!, la cui splendida proprietaria mi ha fatto dono della foto.

Pub


Quando era orario di chiusura, spesso rimaneva da sola a rassettare tutti i tavoli e così Sam ne approfittava per mettere la sua musica. Durante quella mezz’ora il locale era tutto per lei, che passava canticchiando fra un tavolo e l’altro, portando vassoi carichi di bicchieri vuoti, stanchissima, ma in pace con il mondo.

– Per farla breve, è in una di quelle sere che ci incontriamo, o, per meglio dire, che lei mi rinviene.
– Ti rinviene? Come un cadavere?
– Fidati, fra me e un cadaverenon avresti notato molte differenze nemmeno tu, oltre a essere la tua una battuta di cattivo gusto. E comunque, cerca di non interrompermi.

Sam sapeva che, molto spesso, è fra due completi estranei che diventa più facile confidarsi, svelare i propri sentimenti senza i freni che a volte l’amicizia pone. Ciononostante, quando quel ragazzo, che aveva rinvenuto accasciato su un tavolino, quasi completamente al buio e con davanti almeno una dozzina di bicchieroni vuoti, le parlò, inizialmente era convinta di aver sentito male. Dallo sguardo che aveva però, capì che non si era sbagliata affatto.
“Sai, lui non mi ama”, aveva detto.

– Veramente, questo è quello che le hai detto?
– Proprio quelle parole. Me lo ricordo molto bene, anche se avevo bevuto abbastanza quella sera.
– Più che abbastanza.
– Mi sembrava di aver detto di non interrompermi.

 
Sam solitamente era molto cortese con i clienti, ma quel ragazzo era piombato così violentemente nella sua intimità notturna che quasi si sentì come se fosse balzato nel suo letto con intenti predatori. Senza pensarci troppo sbottò in un: “È veramente terribile, ma dovresti alzarti e uscire”.
Il secondo dopo se n’era già pentita, tuttavia il ragazzo non parve prendersela. Anzi, le venne il dubbio che non l’avesse sentita affatto, tant’è che poco dopo, con voce strascicata e lamentosa, cominciò a raccontare.

– Non credi di star esagerando con questa faccenda del racconto nel racconto?
– Tu lasciami fare, e, santo cielo, non interrompermi!

“Sai, questa cosa che mi piacciono i ragazzi mi ha un po’ colto di sorpresa. Pensavo che lui fosse, come si dice, tipo il mio migliore amico, ma… “ Per un attimo il suo sguardo si perse e Sam ebbe la tentazione di voltarsi a guardare anche lei nella stessa direzione, quasi quel fantomatico amico si fosse materializzato al centro del locale. “Poi nello spogliatoio della palestra, sai, tutto sudato e senza maglietta, beh, non sto a spiegarti i dettagli.” Nel frattempo il cd era finito e nel locale l’unico suono che si sentiva era la voce impastata del ragazzo. Quasi senza rendersene conto, Sam aveva appoggiato il vassoio con i bicchieri sporchi sul tavolino, presa dal racconto. “Ho provato a fare finta di niente per un po’, a cercare di captare segnali da parte sua che mi facessero capire se, insomma, hai capito. Solo che non succedeva mai niente, e spesso mi ritrovavo raggomitolato sul letto a piangere.” A Sam parve di scorgere un luccichio nell’occhio destro del ragazzo, e provò una tenerezza quasi soverchiante.

– Un luccichio nell’occhio, ma per favore!
Sento qualche risatina fra gli astanti, nonostante tutto, e questo mi rasserena.
– Non sminuire la drammaticità della cosa, per favore.

“Ho tentato il tutto e per tutto stasera. Sai, è il mio compleanno.” Gli scappò una risatina.”Non stavo più nella pelle nell’attesa, e quasi svengo quando mi regala un cd.” Il ragazzo posa una mano su quella di Sam. Normalmente penserebbe a un’avance, ma dato il tenore del racconto del ragazzo, è più rilassata. Decide addirittura di sedersi, come se lei e il ragazzo fossero due clienti qualsiasi del locale. “Sai, ho sempre pensato che regalare musica sia un gesto molto romantico, è come donare una parte di sé a qualcuno, chissà se mi capisci.” Sam lo capiva, si limitò ad annuire, ma come prima il ragazzo era completamente perso nelle sue memorie e non fece caso a lei. “Allora mi sono fatto coraggio e gli ho detto tutto. È stato… Ho visto… Era come se la sua faccia si sgretolasse. Mi ha guardato come se si fosse trovato davanti un perfetto sconosciuto armato di coltello, ha fatto un passo indietro e… “ Parlando per la prima volta per tutta la durata del racconto, Sam chiese, sentendosi sull’orlo di un precipizio: “E?”
“E niente, se n’è andato via!” Così dicendo, il ragazzo scoppiò in un pianto incontrollabile. “Ha preso, ed è andato via! Puff! Tanti saluti! Bye Bye!” Sam non resistette più, si chinò vicino a lui, e in una strana posizione seduta, abbracciò il ragazzo più forte che poteva. In un momento che sarebbe rimasto per sempre solamente loro.

Il silenzio aleggia nella chiesa gremita di persone. Tutti mi guardano, in attesa che dica qualcos’altro.
– Ed è così che siamo diventati amici, Sam e io. Amici per la pelle. Ho persino sposato suo fratello!
– Era tutta una copertura per tenerti d’occhio lo sai, no?
Guardo il mio compagno e faccio un gran sorriso. Poi guardo alla mia sinistra, verso quella bara. Intravedo le sue mani giunte e la punta del naso.
– Sam, questa è per te. – Faccio un cenno e qualcuno accende lo stereo con il suo cd. – E scusa se non te l’ho fatta ascoltare, quella sera.

 

Annunci

6 risposte a “Quella sera

  1. Ma bello! Pensavo ti fossi dimenticato di questa fotografia 🙂
    P.S.: Essere tra i tuoi punti cardinali con Spotify e Zerocalcare da una certa soddisfazione 😉

Dimmi quello che ti passa per la testa.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...