Un segno indelebile

Porto, ultimo giorno.
Io e Chicco, con davanti la tristissima prospettiva della partenza, ci aggiriamo senza meta per la città, zaino in spalla, sotto al sole. Il passo è lento e strascicato, mentre poso l’ultima volta lo sguardo sulla città portoghese.
Sarà questo, un po’ sarà anche che ero ancora stordito dal pungente odore del nostro compagno di stanza ( dal nome, Klaus, lo avevamo immaginato come un aitante ragazzo nordico, e invece era la copia puzzolente di Babbo Natale), fatto sta che, non appena poso la mano su una balaustra, avverto una strana sensazione collosa. Il  mio cervello, rallentato dalla calura, ci mette un po’ a capire, ma poi noto il cartello e le strisce di lavori in corso, ed ecco che mi guardo la mano e la vedo di un bel rosso acceso. La tragedia greca che si consuma dopo ve la risparmio, nella mia mente scenari di mutilazione e vita da reietto si susseguono, ma alla fine con l’aiuto di Chicco e vari strofinamenti di Amuchina, il danno è riparato, e la mia vita è salva.
Detto ciò, approfitto delle festività per farvi un piccolo regalo.

Siate sempre imperfetti, mi raccomando!

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