Come due attempate signore inglesi

Me le immagino bene.
Pelle bianchissima, con le spalle ustionate dal sole, e un cappello di paglia a tesa larga, decorato da un nastro verde uno, lilla l’altro. Sento le loro risate echeggiare nel bosco, mentre passeggiano cercando di stare il più possibile all’ombra, aiutandosi con un nodoso bastone raccolto nei paraggi. Degusto il tè delle cinque insieme a loro, in un’intima saletta del B&B sui colli del mugello. Giochiamo a Macchiavelli e, diavolo, sono veramente brave nello spostare le carte a loro vantaggio. Cenano nel nostro stesso ristorante, stupendosi come noi della genialità dei piatti, anche se, al contrario di noi, il vino lo gradiscono.
Me le immagino infine tornare nella loro stanza, stanchissime, dopo una giornata passata a combattere con il fango e la pioggia incessante, immerse nel sottobosco e in cumuli di nuvole a bassa quota, bagnate fino all’ultimo strato di vestiario. Del resto, mi viene facile immaginarlo. Con qualche piccola differenza, quelle due signore inglesi assomigliano molto agli sventurati ragazzi di questa foto.

Ragazzi molto provati dalla vita.

Ragazzi molto provati dalla vita.

La cosa positiva è che abbiamo un nuovo episodio da raccontare ai nostri nipotini: quello in cui scambiamo il suono di due motociclette in lontananza con il verso gutturale e minaccioso di un cinghiale. Ah, i brividi!

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3 risposte a “Come due attempate signore inglesi

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