Quasi non fossi mai esistito

La notte in cui smettemmo di parlarci era senza stelle.
Al loro posto, la luce arancione dei lampioni disegnava cerchi sulla strada, a intervalli regolari.
Io sedevo in uno di quei cerchi, la bicicletta adagiata al mio fianco, il telefono in mano.
Indeciso se scriverti o meno, guardavo il display, il trattino verticale che lampeggiava in attesa di parole che neppure riuscivo a immaginare.
Ero come ibernato, in attesa di uno scienziato del futuro che venisse ad aprire la mia capsula e che mi dicesse che erano passati centinaia di anni, tutto andava bene, qualsiasi cosa mi affliggesse non aveva più importanza ormai.
Poi sentii la tua risata e quella dei tuoi amici, il rumore delle vostre vite e quello delle vostre biciclette venire verso di me. Preparai il mio sorriso migliore, ma non feci quasi in tempo ad alzare la testa che eravate tutti scomparsi nelle tenebre. Solo qualche riflesso biondo baluginò tre o quattro volte sotto la luce, sempre più lontano, e poi non ti vidi più.

Ogni tanto ti cerco, alla nostra solita fermata d’autobus, e sono quasi certo di riconoscerti nella folla di studenti, ma non sei tu.
Non sei mai tu.

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5 risposte a “Quasi non fossi mai esistito

  1. La legge vieta di citare la parola “biondo” in contesti indipendenti dalla mia persona! 😀
    Comunque a me le fermate ispirano un misto di nostalgia e di istinto bellico, lontana eredità dei tempi delle sgomitate-per-il-posto

Dimmi quello che ti passa per la testa.

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