Giovani non si nasce

La prima volta che dormii fuori casa senza i miei genitori fu da un mio compagno di classe.
Per me fu quasi come andare in gita scolastica, una vera scarica di adrenalina.
Ovviamente, se mi riproponessero oggi una serata del genere, mi trincererei in casa con la mia tazza di latte e cereali, il plaid e un film con Toni Servillo, ma le persone cambiano.
Eravamo nella sua mansarda terrazzata, c’erano luci soffuse, musica a palla e alcool per tutti i gusti. Io all’epoca ero ancora a digiuno di alcolici e ballo, il tipico teenager goffo e ignaro dei “piaceri” della vita, e la sua sacra missione era operare la mia trasformazione.
Io oltre che goffo ero anche confuso, aggiungete che mi sentivo pure solo e vi verrà facile immaginarmi mentre mi scolo le ultime due dita di una bottiglia di vodka, lasciata lì apposta per me.
Il  mio amico era una persona semplice, ci misi un po’ a capirlo,  probabilmente lo capii troppo tardi, e quel mio gesto gli bastò.
Mi vide, gridò il mio nome e mi stritolò in un abbraccio in mezzo alla stanza, come se avessi segnato il gol della vittoria.

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6 risposte a “Giovani non si nasce

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