Il settimo giorno egli riposò

Potrei dilungarmi a lungo sui motivi per cui il riscaldamento nello showroom e negli uffici non va, o sul perché se ho bisogno di andare in bagno devo sgattaiolare nel bar qui di fronte (amorevolmente chiuso il sabato e la domenica), ma, siccome non sono questo gran chiacchierone, non lo farò.
Vi dirò altresì che oggi ho accompagnato mia madre e la di lei madre all’aeroporto, le ho salutate e le ho guardate andar via con i loro piccoli trolley, pensando che se pure mia nonna, avendo oltrepassato con agilità i settanta, prende l’aereo con siffatta nonchalance, chi mai sono io per farmi ancora intimorire, nonostante sia sopravvissuto a sei decolli e sei atterraggi?
Assorto in queste profonde meditazioni ho finito di divorare la barretta di cioccolato fondente che mi sono portato da casa, così butto un occhio alle cinquecentodue righe di inventario da riempire, mentre ascolto la stufetta lavorare alacremente per riscaldare questa caverna ghiacciata.
Mi coglie quindi improvvisa un’illuminazione: mi farò beffe della risata terrificante della cliente che si aggira fuori, fra i sanitari e i gatti di polvere (risata che mi ricorda questa) e sfrutterò al meglio questo inutile pomeriggio lavorativo, mettendo in ordine la mia scrivania.
Con calma però, ché devo arrivare fino alle diciannove.

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3 risposte a “Il settimo giorno egli riposò

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