Il forziere polveroso

Lo trovò per caso una sera d’estate, salendo in soffitta in cerca del gatto (Gandalf aveva l’abitudine di cercare refrigerio nei posti più impensati). Un raggio di sole rosso che filtrava da chissà dove lo lambiva, rendendo visibile il pulviscolo che gli danzava vicino.
Era un vecchio baule.
Curiosamente, non l’aveva mai notato prima, ma gli dava l’impressione di esser sempre stato lì, dai tempi dei vecchi proprietari. Gandalf vi si era appallottolato davanti, e le sue fusa risuonavano in tutta la soffitta come una musica lontana. Era molto difficile resistere alla tentazione di aprirlo, così, inginocchiandosi davanti al gatto e carezzandogli piano la testa, alzò il chiavistello. Gli ci vollero due mani per sollevare il coperchio, che era stato appesantito dal tempo, e cigolò contento di avere qualcuno interessato a lui.
Dentro il baule la luce non arrivava direttamente, e i suoi occhi impiegarono qualche istante ad individuarne il contenuto.
Ma non c’era contenuto, perché il baule era vuoto. Non c’erano foto, non c’erano vecchi quaderni o giocattoli scassati, peluche bucati, videocassette, cd, biglietti di compleanno, scontrini o biglietti del treno.
Solo aria, e polvere, e un’oscura solitudine.
Scese le scale, tenendo Gandalf in braccio, pensando a quanto potesse essere terribile la vita, senza ricordi.

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4 risposte a “Il forziere polveroso

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